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Frequently Asked
Questions
-domande frequenti-
Cosa
s’intende per “credito al consumo” e come è
disciplinato?
Normativa
di riferimento
Il Titolo VI, capo II del Testo unico in
materia bancaria e creditizia, definisce il
“credito al consumo” come la “concessione,
nell’esercizio di un’attività commerciale o
professionale, di credito sotto forma di
dilazione di pagamento, di finanziamento o
di altra analoga facilitazione finanziaria a
favore di una persona fisica che agisce per
scopi estranei all’attività imprenditoriale
o professionale eventualmente svolta
(consumatore)”.
L’esercizio del credito al consumo è
riservato alle banche, agli intermediari
finanziari e, nella sola forma della
dilazione del pagamento del prezzo, ai
soggetti autorizzati alla vendita di beni o
di servizi in Italia.
Cosa deve essere indicato nel contratto?
L’ammontare e le modalità del finanziamento;
il numero, gli importi e la scadenza delle
singole rate; il TAEG;
il dettaglio delle condizioni analitiche
secondo cui il TAEG può essere eventualmente
modificato;
l’importo e la causale degli oneri che sono
esclusi dal calcolo del TAEG o, in caso non
sia possibile indicarli con precisione, una
loro stima realistica; le eventuali garanzie
richieste; e eventuali coperture
assicurative richieste al consumatore e non
incluse nel calcolo del TAEG.
Se si tratta di credito al consumo per
l’acquisto di determinati beni o servizi,
occorre che siano indicati anche:
la descrizione analitica dei beni e servizi
per i quali è richiesto il credito;
il prezzo di acquisto in contanti, il prezzo
stabilito al contratto e l’ammontare
dell’eventuale acconto;
le condizioni per il trasferimento del
diritto di proprietà, nei casi in cui il
passaggio della proprietà non sia immediato;
le condizioni.
Cos’è il TAEG e cosa comprende?
L’acronimo TAEG indica il “tasso annuo
effettivo globale” ed è il costo totale del
credito a carico del consumatore, espresso
in percentuale annua del credito concesso.
Deve essere pubblicizzato nell’offerta e
deve comprendere gli interessi e tutti gli
oneri da sostenere per utilizzare il
credito, compresi quelli di un’eventuale
interposizione nelle concessione del
credito.
Diverso dal TAEG è il TAN ("tasso annuale
nominale"), che indica esclusivamente la
misura degli interessi dovuti su un
prestito, senza considerare le spese.
E se il
contratto non contiene tutti gli elementi
richiesti dalla legge?
La legge prevede che nei casi di assenza o
nullità delle clausole contrattuali, queste
ultime sono sostituite di diritto secondo i
seguenti criteri:
il TAEG equivale al tasso nominale minimo
dei buoni del tesoro annuali o di altri
titoli similari eventualmente indicati dal
Ministro del tesoro, emessi nei dodici mesi
precedenti la conclusione del contratto;
la scadenza del credito è a trenta mesi;
nessuna garanzia o copertura assicurativa
viene costituita in favore del finanziatore.
Credito al consumo e privacy
Nel momento in cui è richiesto un
finanziamento (sotto forma di prestito
personale, mutuo, dilazione di pagamento,
richiesta di leasing o rilascio di carte di
credito), i propri dati vengono censiti nei
Sistemi di informazioni creditizie, banche
dati gestite da istituti specializzati che
raccolgono le informazioni sui contratti
stipulati tra clienti e istituti finanziari
per verificarne l’affidabilità e la
puntualità del rimborso. Il Codice
deontologico per finanziamenti e credito al
consumo prevede che in nessun caso i dati
possano essere divulgati per fini non
strettamente collegati alla concessione di
quel preciso finanziamento e che siano
conservati solo per un limitato periodo di
tempo.
Per ogni informazione, segnalazione o
reclamo, ci si può rivolgere direttamente
all’Autorità garante dei dati personali, che
vigila sul rispetto di leggi e regolamenti
in materia.
Ecco un
mini-glossario, per aiutarti a capire meglio
il significato dei vari tipi di tasso che
puoi trovare in un contratto di
finanziamento: Euribor, Irs, Spread, Taeg e
Tan.
Euribor, è il tasso interbancario di
riferimento utilizzato nel Paesi dell’Ue. Si
calcola facendo la media ponderata del tassi
d’interesse ai quali le banche operanti
nell’Ue cedono i depositi in prestito. Viene
calcolato giornalmente e serve come
parametro per fissare i tassi variabili del
mutui.
Irs (Interest rate swap), tasso
interbancario di riferimento calcolato
facendo la media degli Irs delle principali
banche dell’unione monetaria europea. Viene
diffuso quotidianamente dalla Federazione
bancaria europea e pubblicato sul giornali
economici.
Spread, è il margine di guadagno
fissato dalla banca: è la differenza fra il
tasso applicato e quello assunto come
riferimento.
Taeg (Tasse annuo effettivo globale),
è il tasso che esprime il costo effettivo di
un prestito, tenendo conto di tutte le
commissioni e le spese sostenute per
ottenere il finanziamento e per pagare le
rate (con l'esclusione delle spese e penali
per l'eventuale estinzione anticipata del
mutuo).
Tan (Tasso annuale nominale), questo
valore indica esclusivamente la misura degli
interessi dovuti su un prestito, senza
considerare le spese.
Cessione
del quinto dello stipendio
Se hai
bisogno di un finanziamento ma non puoi
prestare garanzie reali o personali, se sei
un lavoratore dipendente, puoi ricorrere al
prestito garantito tramite la cosiddetta
"cessione del quinto".
Non sempre si ha la possibilità di prestare
le garanzie normalmente necessarie a
chiedere un finanziamento. Chi ha subito
protesti o pignoramenti, poi, può incontrare
ulteriori difficoltà nel richiedere un
prestito.
Proprio per andare incontro a queste
esigenze sono nati i finanziamenti
garantiti. Per ottenerli, è sufficiente che
tu sia titolare di una busta paga o di una
pensione.
La forma più comune di prestito garantito è
nota come cessione del quinto, dove per
"quinto" si fa riferimento al "quinto dello
stipendio" o "quinto della pensione".
Si tratta di un finanziamento svincolato da
particolari finalità (puoi utilizzare la
somma ricevuta liberamente), nel quale i
pagamenti delle rate avvengono tramite
trattenuta di una parte dello stipendio o
della pensione.
Quali sono i requisiti per chiedere la
"cessione del quinto"?
Per avere accesso al prestito, ripagandolo
con rate di massimo un quinto del proprio
stipendio, è necessario essere dipendenti
pubblici o privati e avere:
un contratto di lavoro dipendente a tempo
indeterminato;
un'anzianità di servizio superiore ai minimi
richiesti (dipende dalle scelte
dell'istituto erogante e dai parametri
assuntivi di rischio vita e rischio impiego
delle compagnie assicurative);
una prospettiva di collocamento a riposo
successiva alla scadenza del finanziamento.
Nel caso dei dipendenti privati, a questi
requisiti soggettivi se ne aggiungono altri
relativi al datore di lavoro. In
particolare, l'azienda deve:
essere costituita in una delle forme
societarie ammesse dalla singola banca o
finanziaria (per esempio SpA o Srl); avere
un capitale sociale superiore a un limite
minimo eventualmente fissato dall’istituto;
avere un numero di dipendenti superiore a un
limite minimo eventualmente fissato
dall’istituto.
A differenza del settore pubblico, dove una
legge obbliga l'ente ad accettare il
versamento del quinto, il dipendente privato
può accedere a questa forma di finanziamento
soltanto con il consenso del datore di
lavoro.
Come funzionano i pagamenti delle rate
per la "cessione del quinto"?
La banca eroga in un’unica soluzione
l'importo concordato con il lavoratore, che
deve restituirlo secondo un piano di
rimborso predefinito, a rate costanti
calcolate sulla base di un tasso di
interesse fisso.
L’importo della rata di rimborso non può
essere superiore a un quinto dello stipendio
netto mensile.
I pagamenti delle singole rate sono
effettuati direttamente dal datore di
lavoro, che le versa mensilmente
all'istituto erogatore trattenendo il
corrispondente importo dalla busta paga.
Che importo si può chiedere in prestito e
con quali finalità con "cessione del
quinto"?
L’ammontare massimo del prestito dipende
dalla situazione del richiedente,
dall'importo della retribuzione mensile, dai
suoi anni di anzianità lavorativa, dal TFR
maturato.
A differenza di altri tipi di finanziamento
(come il mutuo), non occorre motivare la
richiesta, né si devono presentare fatture
di spesa o altri documenti.
Servono garanzie o forme di assicurazione
per la "cessione del quinto"?
L'unica garanzia richiesta per la cessione
del quinto è la stabilità del posto di
lavoro, senza pregiudizievoli che comportino
una riduzione o una sospensione dello
stipendio (per esempio aspettativa o
procedure di cassa integrazione).
La sottoscrizione di questo tipo di
finanziamento comporta per legge l'adesione
a un’assicurazione sulla vita e
sull’impiego. Se dovessero esserci casi di
insolvenza e non fosse sufficiente la
copertura assicurativa, l'ente finanziatore
ha il diritto di trattenere in tutto o in
parte il TFR cumulato.
Il contratto è revocabile o estinguibile
anticipatamente con "cessione del quinto"?
Il finanziamento tramite cessione del quinto
è accessibile senza particolari requisiti
una volta dato il proprio consenso alla
trattenuta in busta paga, tale consenso non
è in nessun caso revocabile.
La legge prevede che il prestito sia
estinguibile in anticipo sulla scadenza
concordata, saldando il debito residuo e le
relative spese.
Prestiti personali
Se devi affrontare spese impreviste o
effettuare un acquisto per il quale hai
disponibilità immediata (per un
elettromestico, un veicolo, un corso di
formazione, ecc.) puoi chiedere un
finanziamento come prestito personale. In
questo modo potrai ottenere in tempi brevi
la cifra di cui hai bisogno, potendola
restituire poi a rate.
I prestiti personali rientrano in quello che
si definisce credito al consumo e permettono
di ricevere subito il denaro occorrente per
l’acquisto di un bene mobile o per sostenere
generiche spese il cui ammontare supera
l’attuale disponibilità.
Per ottenerli è possibile fare domanda,
presentando idonee garanzie e impegnandosi
al pagamento di interessi periodici a un
tasso concordato (fisso o variabile).
In prima battuta è richiesto un reddito
fisso, che permetta di far fronte alle rate.
In aggiunta o alternativa possono essere
necessarie altre garanzie, come una
fideiussione, la proprietà di un immobile,
ecc.
Il rimborso del finanziamento avviene
mediante il pagamento di rate posticipate,
secondo un piano di scadenze concordato.
Generalmente è possibile rimborsare le rate
tramite addebito continuativo sul conto
corrente il cosiddetto RID.
Chi concede il finanziamento di solito
prevede la possibilità di aderire a una
polizza assicurativa, che coprirà il
rimborso del debito residuo derivante dal
finanziamento nel caso capitino eventi gravi
non prevedibili. L'importo del premio
assicurativo è variabile in funzione della
durata del prestito e dell’importo
richiesto.
Il mutuo
Se devi comprare o ristrutturare casa e,
come tanti, non hai risparmi a sufficienza
per coprire la spesa, dovrai chiedere
l’erogazione di un mutuo.
Spaventato dall'idea di contrarre un debito
di lunga scadenza? Certamente si tratta di
una scelta importante ma è giustificata
dall’importanza dell’oggetto di acquisto e,
se fatta in modo consapevole, non vi è
motivo di preoccuparsi.
Incominciamo allora dal principio e vediamo
di capire cos’è un mutuo, come si può
ottenerlo, qual è meglio scegliere.
Cos’è un mutuo?
Il mutuo è il contratto con il quale una
parte consegna all'altra (il mutuatario) una
determinata quantità di danaro (il
capitale), che l'altra si obbliga a
restituire con gli interessi entro una certa
data e mediante rimborsi periodici (le
rate).
Parlando di “mutuo ipotecario” si fa
riferimento, in particolare, alla forma di
finanziamento più diffusa per l’acquisto di
un immobile, che comporta la sottoscrizione
di una garanzia legata all’immobile stesso.
Per capirne di più, di seguito analizziamo
gli elementi principali che costituiscono il
mutuo.
La durata del mutuo e la scelta della
rata
Un primo elemento di valutazione nella
scelta di un mutuo è sicuramente la durata,
che condiziona non solo l’importo della rata
da pagare, ma anche l’ammontare degli
interessi. Questi ultimi sono calcolati su
base annua ed è evidente che più il mutuo si
protrae negli anni, più interessi dovranno
essere pagati in aggiunta al capitale
prestato. A parità di capitale, quindi, la
scelta di rate più basse alla fine
comporterà un mutuo più costoso. Rate più
alte ma concentrate nel tempo, invece,
comportano una spesa complessiva minore ma
hanno maggiore impatto nella vita
quotidiana.
È meglio allora diluire lo sforzo o
concentrare i sacrifici in un breve periodo?
Non esiste una regola che valga per tutti,
la risposta è sempre legata alle proprie
prospettive di reddito: se una famiglia con
redditi da lavoro dipendente può orientarsi
su un mutuo a lunga durata, un
professionista nel pieno della sua capacità
economica farà bene a scegliere un
finanziamento più breve.
A seconda dell'ammontare della rata che sei
disposto a sostenere, puoi scegliere una
durata fra 5 e 25 anni (in alcuni casi anche
30 o addirittura 40 anni). Salvo garanzie
integrative, di regola il calcolo della rata
non deve essere superiore al 30-35% del
reddito netto percepito. Non conviene
esagerare e fare il passo più lungo delle
proprie reali possibilità: il mutuo deve
garantire serenità e non essere causa di
preoccupazioni anche nel caso di piccoli
imprevisti.
Il mutuo ammortamento, capitale e
interessi
Abbiamo visto che sottoscrivendo un
contratto di mutuo si finanzia tutto o in
parte l’acquisto di un immobile. Con
l’eccezione di forme particolari di
finanziamento, di norma dovrai restituire il
capitale in rate progressive, per tutta la
durata del mutuo. A questo dovrai aggiungere
gli interessi, calcolati in percentuale
predeterminata sulla somma prestata.
Avrai sentito parlare qualche volta di
“ammortamento”, chiedendoti che cosa volesse
dire. Bene, non è altro che il termine
tecnico per definire quanto appena
descritto: l’estinzione graduale di un
prestito attraverso il rimborso periodico di
una rata. Dal lato pratico, vi sono diverse
tipologie di ammortamento di mutuo, ma il
più comune è senz’altro il piano di
ammortamento alla francese: ogni rata
prevede una quota capitale e una quota
interessi. Le quote sono crescenti per il
capitale e decrescenti per gli interessi:
inizialmente la rata è composta
prevalentemente da interessi, mentre più si
avvicina la scadenza, più aumenta la quota
capitale rimborsata.
Le rate possono essere fisse, comprendenti
ammortamenti progressivi del capitale e
interessi predeterminati (mutuo a tasso
fisso), oppure quote di ammortamento e
interessi variabili (mutui a tasso
variabile).
Le spese di un mutuo
Le spese legate al mutuo comprendono il
costo della perizia dell’immobile o del bene
per cui si fa il finanziamento, le spese
d’istruttoria e quelle amministrative,
l’assicurazione obbligatoria. Nel caso di
acquisto di una casa, devi considerare le
spese dell'agenzia immobiliare (provvigione)
e i costi notarili (imposta di registro,
imposte fisse e parcelle).
Ancora più importanti sono le condizioni del
mutuo stesso: i criteri di indicizzazione
della rata (per i tassi variabili), lo
spread applicato dalla banca rispetto al
parametro di riferimento (Euribor o Irs)
oppure i costi per l’estinzione anticipata
del mutuo, totale o parziale, soprattutto se
pensate di poter avere, in futuro, delle
entrate straordinarie, come la liquidazione,
un’eredità o la vendita di un altro
immobile.
Attenzione anche alle rate che ti vengono
prospettare. Alcune società finanziarie e
banche, per esempio, applicano un tasso
molto favorevole alle prime rate (tasso
d’ingresso), che però diventa più pesante in
seguito (tasso a regime). Valuta con
attenzione, quindi, il tasso a regime.
Carte di
credito
La carta di
credito è una tessera di plastica emessa da
un ente creditizio che ti dà diritto a
ottenere un credito, cioè a fare delle spese
e pagare in un periodo successivo.
Le carte di credito funzionano grazie
all'accordo tra istituti di credito di tutto
il mondo, che garantiscono la validità della
carta, aderendo ai circuiti di pagamento
internazionali (quali, per esempio,
MasterCard e Visa). È questo il motivo per
cui la carta di credito è anche accettata
per effettuare prenotazioni e pagamenti a
distanza, per esempio alberghi o acquisti
telefonici.
Avere sempre con sé una carta di credito
permette maggiore libertà di azione e
sicurezza rispetto al denaro contante, un
mezzo di pagamento che nel prossimo futuro è
destinato a scomparire.
A differenza del denaro contante, infatti,
la carta di credito:
è più sicura, più difficile da falsificare,
più affidabile e permette l’identificazione
di tutti i soggetti che partecipano alla
transazione, offrendo una maggiore garanzia
di solvibilità;
azzera gli errori di conteggio del denaro o
dei resti;
in caso di furto o smarrimento, consente di
non perdere cifre ingenti;
permette di prenotare (alberghi, voli,
viaggi) e di pagare a distanza;
rende possibile il noleggio di un’auto (la
carta viene chiesta come garanzia di
solvibilità in caso di danni);
è utilizzabile in tutto il mondo senza
formalità.
Usare la carta di credito è semplice e
comodo, perché:
concede un fido al titolare che varia in
rapporto al reddito mensile;
pagare con carta di credito significa,
innanzitutto, vedersi addebitare l’importo
sul conto non al momento dell’acquisto, come
avviene invece con il PagoBancomat (che è
appunto definito carta di debito), bensì il
mese successivo (in media 25 giorni dopo,
lasso di tempo definito “grace period”);
si possono effettuare acquisti
indipendentemente dalla quantità di denaro
presente sul conto corrente;
la carta è accettata in tutto il mondo e
consente di saldare acquisti effettuati
all’estero senza cambiare valuta;
il rimborso delle spese effettuate può
essere adattato alle capacità di risparmio
del titolare, pagando a saldo ogni mese
oppure attraverso rate mensili di importo
prefissato;
le carte di credito offrono in molti casi
numerosi servizi aggiuntivi gratuiti,
coperture assicurative sui beni acquistati e
all’assistenza medico-sanitaria;
le carte di credito di maggior prestigio (in
genere le Premium) offrono l’opportunità di
disporre di carte aggiuntive familiari
(intestabili a un membro della famiglia del
titolare) che fanno riferimento allo stesso
conto corrente. Consentono di risparmiare
sulle spese (l’estratto conto è uno solo per
tutte le carte) e di scegliere un secondo
circuito internazionale;
al momento del pagamento basta consegnare la
carta all’esercente (negoziante) e apporre
una firma;
è sinonimo di sicurezza, prima di tutto
perché non costringe a conservare in tasca
troppi contanti e poi perché, se si subisce
un furto o si smarrisce la carta, è
sufficiente una telefonata per bloccarla (in
caso di uso illecito il titolare è comunque
coperto);
accredita il titolare: gli esercenti
preferiscono i pagamenti con la carta perché
escludono i rischi di falsificazione legati
al contante e danno garanzia di solvibilità.
E' per questo motivo che è possibile
prenotare telefonicamente in tutto il mondo.
Carte di
credito revolving:
rimborsare gli acquisti a rate
Le carte
revolving sono carte di credito che
includono la funzione di rateizzazione degli
acquisti.
Cosa
significa?
Si è visto che le carte di credito
“tradizionali” permettono di effettuare
acquisti nei limiti del plafond stabilito e
di restituire le somme utilizzate il mese
successivo, mediante addebito su conto
corrente a una certa scadenza. Se si sceglie
una carta revolving, invece, si può decidere
di restituire a rate le somme pagate con la
carta.
Nel sottoscrivere il contratto per una carta
revolving vanno concordati sia il limite
massimo del prestito concesso sia la rata
minima di rimborso. Quest’ultima può essere
fissata in valore assoluto (per esempio 100
euro al mese) oppure percentualmente
rispetto all’importo dovuto (per esempio 3%
o 5%).
All’inizio del mese il titolare della carta
è normalmente libero di decidere se
rimborsare la rata minima concordata,
incrementarla a sua discrezione o, ancora,
pagare l’intero saldo del mese precedente.
Grazie al susseguirsi dei rimborsi,
effettuati di norma tramite autorizzazione
di addebito sul conto corrente, il credito
affidato si ricostituisce.
Come per ogni forma di prestito, il titolare
della carta revolving pagherà all’emittente
alcune spese fisse e gli interessi sul
credito effettivamente utilizzato.
Escludendo la funzione di rateizzazione dei
rimborsi, le carte revolving sono normali
carte di credito e possono essere utilizzate
sia per acquisti di beni o servizi presso
esercizi convenzionati con il circuito di
credito (Visa, Mastercard, American Express,
ecc.) sia per prelevare anticipi di contante
agli sportelli automatici.
Carte
prepagate
Diffuse in Italia da qualche anno, le carte
prepagate hanno avuto subito un grande
successo, per la praticità, per la facilità
di utilizzo e perché adatte anche a chi non
ha un conto corrente o desidera comunque una
carta di credito svincolata dal proprio
conto.
Cosa sono le carte prepagate?
Una carta prepagata è uno strumento di
pagamento utilizzabile come una carta di
credito ma con una sostanziale differenza:
l’importo spendibile in acquisti non è
addebitato su un conto corrente ma deve
essere preventivamente versato dal titolare.
Le carte prepagate sono emesse da un
istituto di credito e collegate al circuito
internazionale VISA o Mastercard. Sono
dotate di PIN, per prelevare contanti allo
sportello automatico o all’estero.
Come si attivano?
Per attivare una carta prepagata è
sufficiente presentare un documento
d’identità alla banca che la rilascia e
pagare l’importo che si desidera ricaricare.
Non è necessario disporre di un conto
corrente né dimostrare di avere un reddito
sufficiente a coprire i pagamenti.
Si possono ricaricare le carte prepagate?
Esistono carte prepagate usa e getta e carte
ricaricabili. Il meccanismo di queste ultime
è simile a quello delle ricaricabili dei
cellulari: acquistata la carta la prima
volta, puoi in seguito ricaricarla tutte le
volte che desideri con il credito di cui hai
bisogno. Le ricariche possono essere
effettuate anche allo sportello automatico
e, in alcuni casi, a distanza (via Internet
o telefono).
Quanto costano le carte prepagate?
Nel costo di una carta prepagata rientrano:
un contributo una tantum per il rilascio,
una quota fissa per ogni ricarica
effettuata, commissioni per il prelievo di
contante. Come per le normali carte di
credito, non si pagano commissioni
aggiuntive per l’utilizzo della carta
tramite POS nei negozi o su Internet.
È previsto un plafond per le carte
prepagate?
Per ragioni di sicurezza è normalmente
previsto un plafond per le carte prepagate,
di importo variabile a seconda della carta
prescelta. Tale cifra, però, non indica il
massimale di spesa mensile, come per le
carte di credito, ma l’importo massimo
caricabile sulla carta.
La possibilità di spesa per le carte
prepagate, infatti, è sempre legata alla
effettiva disponibilità di denaro sulla
carta al momento dell’acquisto e può essere
incrementata soltanto con successive
ricariche.
Che vantaggi hanno le carte prepagate?
Le carte prepagate sono particolarmente
utili per i giovani e per chi non dispone di
un reddito fisso, per chi vuole fare
acquisti su Internet e non si fida a usare
la carte di credito, per i viaggiatori che
desiderano portare con sé un mezzo di
pagamento sicuro ma non legato al proprio
conto corrente.
Come per qualsiasi carta di credito, in caso
di furto o smarrimento si può chiamare il
numero verde che è stato comunicato al
momento dell’attivazione e bloccare
immediatamente la carta. |